La depressione e le credenze personali

Esperienze precoci  rendono potenzialmente la vulnerabilità personale più evidente, il modo in cui si interpreta e valuta la realtà – le credenze – costituiscono insieme ad altri fattori psichici (come le identificazioni, l’autostima, i pattern relazionali, le problematiche evolutive, le difese, il temperamento, i traumi) elementi importanti circa l’insorgere o meno di un quadro depressivo.Il termine depressione fa riferimento ad uno stato di abbattimento e prostrazione fisica, psichica con origine biologica e ambientale: l’educazione ricevuta, i vissuti legati alla famiglia di origine e quelli esterni possono contribuire allo sviluppo di questo fenomeno.

Le credenze o convinzioni profonde di ognuno di noi hanno un effetto potente realizzando una sorta di profezia che si auto-avvera. Joseph Weiss sottolinea questo aspetto, lo stesso Freud nell’ambito delle credenze irrazionali inconsce, o autori di indirizzo cognitivo-comportamentale, quali Aaron Beck: le credenze profonde possono mantenere uno stato di disagio/ benessere o contribuire allo sviluppo di forme psicopatologiche. Il processo di cambiamento è da intendere come il tentativo di rielaborare queste convinzioni per promuovere una maggiore flessibilità e facilitare la crescita piuttosto che la fissità foriera di comportamenti scarsamente adattivi. Le convinzioni possono riguardare aspetti molto generici come “non ci si può fidare di nessuno” o vissuti più personali come “non sono capace di fare niente, distruggo ogni cosa”. Possiamo non essere in grado di riconoscere l’origine di questi organizzatori perchè è inconsapevole la dinamica relazionale che ha creato lo scenario della nostra convinzione. Durante l’infanzia l’egocentrismo è la caratteristica predominante, la capacità di comprendere ciò che ci circonda è limitata a noi stessi e la generalizzazione è un processo ampiamente ricorrente nella comprensione della realtà interna ed esterna. La scoperta delle credenze profonde e/o patogene può avvenire a fronte di esperienze fortemente trasformative, come l’innamoramento, stati di commozione intensa e tali processi generano forte sorpresa e incredulità in chi li prova. Le convinzioni profonde sono difficilmente modificabili e resistenti al cambiamento: un concetto appreso e rinforzato in modo ripetuto si radica limitando la possibilità di estinzione. Sappiamo anche che abbiamo la facoltà di contribuire a provocare un fenomeno in base alla nostre aspettative e questo aspetto rende maggiormente dimostrabile una convinzione profonda.

Una esperienza che in modo emblematico può trasformare le rappresentazioni personali è costituita dalla maternità. La futura madre durante la gravidanza si confronterà con immagini che riguardano il feto che giorno per giorno si sviluppa; intorno al quarto mese queste rappresentazioni saranno intense perchè si percepiscono i movimenti del piccolo e l’esistenza di un’altro essere è più palpabile. Nel corso di questo periodo inconsciamente si fanno strada le paure e i timori di eventi negativi, delusioni, emozioni intense e gioiose. Con la nascita la madre si confronta con le rappresentazioni di chi è il figlio/ la figlia e di chi sarà. Molti schemi presenti durante la gravidanza scompariranno o verranno modificati a fronte della nuova situazione reale. Ci si confronta con il bambino reale e l’ideale creato prima della nascita, la rappresentazione di sè, donna con ruoli e portatrice di aspettative diversificate, si trasforma da un giorno all’altro e mentre la madre si appresta a prendersi cura in tutto e per tutto del proprio bambino, quest’ultimo a sua volta la aiuta a trasformare schemi agenti in momenti precedenti. L’identità di figlia viene integrata dal ruolo emerso con la maternità e ciò sposta equilibri, dinamiche interne e relazionali. Si può provare un profondo o incomprensibile senso di perdita affiancato alla sensazione di avere raggiunto nuove livelli di vita. Un’altro step importante e analizzato da Winnicott è costituito dalla necessità e dal desiderio di anteporre i bisogni della figlia/ figlio ai propri. Può essere complesso equilibrare aspetti della propria vita come il lavoro e il nuovo ruolo di caregiver. La rappresentazione della coppia si confronta a sua volta con l’arrivo di un terzo individuo in tutto e per tutto dipendente e bisognoso. Molte rappresentazioni relative al compagno/marito sono complementari a quelle relative al bambino, ad esempio l’amore incondizionato del piccolo può risvegliare interrogativi sul legame con il partner.

Nel caso delle depressioni post-parto lo stato d’ansia è elevato e accompagnato da un senso di disinteresse per il neonato. Alla base di tali vissuti la madre prova profondi sentimenti di incapacità e vengono lamentati disturbi del sonno e dell’appetito. La difficoltà riguarda la capacità di immedesimarsi nei bisogni del bambino/a. L’accudimento viene percepito come sfinente associato ad una forte esperienza di inadeguatezza. Vi sono spinte aggressive che vengono sopite attraverso il blocco inibitorio. E’ attraverso l’immedesimazione e l’investimento emotivo che è possibile sviluppare capacità empatica e comprensione dell’altro. Al momento del parto la madre sposta l’investimento dal bambino ideale sul neonato reale, esterno da sè e ciò può generare spinte aggressive più o meno inconsce.

Le rappresentazioni descritte operano nell’interazione e possono gradualmente essere comprese per arrivare ad un cambiamento. Il lavoro consiste nel  capire come questi schemi esercitano un’influenza, come vengano tradotti in azioni e comportamenti.